Phanterophis guttatus (Serpente del grano)

Ordine: Squamata

Famiglia: Colubridae

Origine: Il Pantherophis guttatus è un colubride originario del sud degli Stati Uniti: Florida, Louisiana, New Jersey, Illinois, Colorado, Utah, fino al Messico. 
 

 

Legislazione: I colubridi, a parte qualche specie, non sono soggetti alla convenzione di Washington sul commercio degli animali in via di estinzione.
I Pantherophis guttatus possono quindi essere venduti o riprodotti senza essere accompagnati dal certificato CITES.

 

Descrizione: Le dimensioni degli esemplari adulti variano tra i 60-180cm di lunghezza, e i 4-6cm di diametro,con un peso che può variare dai 250 ai 600 grammi e oltre in un esemplare adulto. La zona ventrale è di regola molto chiara, a volte bianca, con macchie scure disposte a scacchiera. La testa è medio-piccola, poco distinta dal corpo, gli occhi sono di forma rotonda, tipica dei colubridi.

È uno dei serpenti maggiormente allevati e riprodotti in cattività. Il motivo di tanta popolarità va ricercato nella facilità di allevamento, causa anche la sua indole mansueta e poco mordace, le sue dimensioni ridotte, e la bellezza dei colori, sia nella forma ancestrale che in tutte le numerose varianti (morph). Conosciuto tra gli allevatori anche con il nome di “rat snake” o anche “corn snake” (serpente dei ratti o serpente del grano) in quanto gli esemplari di questa specie, in natura, vengono rinvenuti spesso nei pressi delle coltivazioni di grano, le quali attirano roditori e piccoli mammiferi, prede preferite di questi serpenti.

 

Dimorfismo sessuale: La parte ventrale della zona post-cloacale è quella che consente di individuare il sesso, infatti nelle femmine questa si assottiglia uniformemente, cioè ha una struttura conica regolare dall'inizio alla fine, mentre nei maschi la coda è più lunga e mantiene nel suo primo tratto una forma cilindrica, a volte leggermente rigonfia, all'interno della quale sono alloggiati i due emipeni.

Alimentazione: In natura questi ofidi si nutrono di piccoli mammiferi principalmente roditori, ma non disdegnano rettili, piccoli uccelli ed uova.
In cattività, consiglio di far seguire ai nostri esemplari una dieta costituita essenzialmente da roditori, i quali sono in grado di coprire totalmente il loro fabbisogno alimentare (Avendo pelo,ossa,muscoli e organi interni e tutto quello di cui questi ofidi hanno bisogno).

Facendo attenzione che:

1. La preda non superi mai ne in diametro ne in larghezza il punto più largo del corpo del serpente.
2. Che la preda raggiunga almeno il 20% del peso del serpente.


Gli esemplari adulti andranno alimentati con un pasto ogni 10 giorni circa,mentre gli esemplari subadulti andranno alimentati con un pasto ogni 7 giorni.
Per quanto riguarda gli esemplari baby (quelli di pochi mesi, per intenderci) andranno nutriti con pinkies (piccoli appena nati, di 3-4 giorni circa ) di topo Mus musculus decongelati (o vivi) ogni 5/7 giorni. Solitamente basta porgere un pinkie al serpente, vicino al muso per far si che ne senta l’odore, perché lo afferri e lo costringa, prima di cominciare a mangiarlo. Potrebbe capitare di avere a che fare con un serpente che, specie se baby, abbia qualche riluttanza nel mangiare regolarmente, ma di questo ne parleremo più in basso quando parleremo della "inappetenza".

Temperatura: Una temperatura appropriata è indispensabile, in quanto i Pantherophis essendo animali a sangue freddo utilizzano la temperatura dell’ambiente circostante (esterna al loro corpo) per termoregolarsi, in modo da espletare le loro funzioni fisiologiche in maniera ottimale.

Onde evitare problemi, e dare all’animale la possibilità di decidere la migliore temperatura alla quale preferisce stare, sarebbe opportuno dividere il terrario io due zone, una zona  calda e una zona fredda. E' possibile avere questa divisione termica montando un cavetto a serpentina, o mettendo una piastra riscaldante sotto metà del terrario. La temperatura diurna all’interno del terrario nella zona calda dovrebbe aggirarsi intorno ai 28 °C, e circa 24 °C in quella fredda. Non è necessaria un’escursione termica notturna, ma bisogna comunque fare attenzione che di notte non scenda sotto i 20°C. Queste temperature ideali sono ottenibili tranquillamente, installando appositi cavetti riscaldanti o piastra affiancati a un termostato che ne regoli il fuonzionamento.

Umidità: All’interno del terrario c’è bisogno di un’umidità del 50/60%. Uno stratagemma per far aumentare l’umidità è quello di sistemare la ciotola dell’acqua nei pressi della parte più calda del terrario, in modo che mediante l’evaporazione di quest’ultima si innalzi il tasso di umidità dell’aria. Nella fase di muta dell’animale, è preferibile nebulizzare l’interno del terrario un paio di volte al giorno per far innalzare ulteriormente la percentuale di umidità e far si che la muta avvenga senza problemi.

 

 

 

 

 

Muta: Nel periodo precedente alla muta i colori si spengono, gli occhi si opacizzano e tendono ad assumere una colorazione grigiastra (occhi vitrei), perdendo la tipica brillantezza. Alla comparsa di questi segnali è preferibile aumentare il grado di umidità fino ad un valore prossimo al 60-70% ed evitare di offrire prede all’animale. In una settimana circa l'esemplare assumerà nuovamente la colorazione e la brillantezza delle squame fino al momento in cui apparirà come se avesse recuperato la pigmentazione abituale, a circa due giorni di distanza si libererà della vecchia pelle (exuvia).

Dopo la muta è bene controllare che non vi siano brandelli di muta sulla testa, sul corpo o sulla punta della coda. Nel caso in cui vi fossero residui attaccati al corpo basterà inumidire ulteriormente l'ambiente nebulizzando con acqua tiepida, oppure lasciare 15-20 minuti l'animale a mollo in un contenitore con dell'acqua ad una temperatura prossima ai 25-26°C. Se necessario possiamo aiutarlo manualmente. Può accadere che con esemplari aventi colorazione molto chiara (albini, snow ,blizzard, etc.) e non avendo ancora una buona esperienza, sia difficile comprendere che è arrivato il momento della muta. Muta dopo muta, e acquistando esperienza, ci risulterà sempre più semplice notare le variazioni cromatiche precedenti all'ecdisi.

 

 

Accoppiamento: ricordiamo che si tratta di un animale oviparo, le cui uova, una volta deposte dalla madre, si schiudono entro 60 giorni. Per la riproduzione in terrario, andranno, come al solito, scelti soggetti con determinate caratteristiche.

Entrambi gli esemplari che formano la coppia devono essere in ottima salute.
I maschi sono sessualmente maturi e quindi sono in grado di accoppiarsi a circa un anno (anche se sono stati registrati casi in cui alcuni maschi si siano accoppiati a pochi mesi). Per le femmine è necessario aspettare che siano raggiunti 250-300 grammi e due o tre anni, età e peso adatti ad affrontare la gestazione e la deposizione. Femmine troppo piccole potrebbero non riuscire ad espellere le uova, ed andare incontro a problemi quali ad esempio la distocia, molto pericolosa per l’animale (addirittura mortale in alcuni casi).

La maggior parte degli allevatori ritengono utile un periodo di brumazione (letargo) che ricrei le condizioni climatiche dei luoghi di origine di questa specie, in quanto ciò sembra stimolare gli animali all’accoppiamento e ottimizzare il numero delle uova fertili migliorando il risultato della riproduzione.
Quando le temperature si abbassano (orientativamente ottobre/novembre), bisogna interrompere l’alimentazione degli esemplari per un periodo di almeno due settimane per consentire la completa digestione e quindi lo svuotamento dell’apparato digerente ed escretore. Quindi una volta che gli animali abbiano defecato, cominceremo ad abbassare la temperatura del terrario in maniera graduale , in modo che nel giro di una settimana si arrivi ad una temperatura di circa 15°C.
Durante il periodo di latenza (brumazione), da due a tre mesi di durata, le temperature saranno di circa 15/18°C, e sarà indispensabile fornire acqua a disposizione all’esemplare. Noi di Zoodia consigliamo sempre di tenere sotto controllo questa temperatura con un termostato per evitare spiacevoli sbalzi di temperatura che potrebbero influire sui successivi accoppiamenti dell'animale.
Finito il periodo di latenza innalzeremo gradualmente la temperatura fino ad arrivare alla normale temperatura di stabulazione, e ricominceremo ad alimentare gli animali, preferibilmente offrendo prede più piccole all’inizio, per poi passare a quelle più grandi nei pasti successivi.
Dopo alcuni pasti, la femmina effettuerà una prima muta (post-brumazione) e in questo periodo sprigionerà una grande quantità di “feromoni” i quali stimoleranno il maschio all’accoppiamento.
Questo è il momento propizio per introdurre la femmina nel terrario del maschio.
Il maschio quasi istantaneamente inizierà il corteggiamento, muovendosi con il tipico movimento a scatti accanto alla femmina fino a posizionarsi al suo fianco. A questo punto introdurrà uno dei due emipeni nella cloaca della femmina. Alla fine dell’accoppiamento, è consigliabile dividere gli esemplari per circa tre giorni e reinserire nuovamente la femmina nel terrario del maschio per un paio di volte. Per avere la sicurezza dell’effettiva riuscita dell’ accoppiamento. Non scoraggiatevi se tutto questo non accadrà al primo tentativo, riprovate spesso e vedrete che andrà tutto a buon fine.

Dopo l’accoppiamento, la femmina continua a nutrirsi per circa 5 settimane, al termine delle quali inizierà a rifiutare i pasti.
Dopo la prima muta post-accoppiamento, entro 5-15 giorni, la femmina deporrà le uova. Bisognerà introdurre nel terrario un contenitore con coperchio, opportunamente forato per permettere l’ingresso della femmina (sono ottimi i contenitori in plastica per conservare i cibi in frigorifero). Come fondo al contenitore di deposizione, può essere utilizzato del semplice scottex da tenere costantemente umido.

Una volta avvenuta la deposizione, le uova vanno prese delicatamente con le mani, evitando di capovolgerle e staccarle, e vanno poste all’interno del contenitore di incubazione nella stessa posizione di deposizione.

Bisogna accertarsi che tra le uova deposte, non ci siano delle uova non fertili (slugs): queste solitamente sono di colore giallo, con una forma strana rispetto a quelle fertili, risultano molli e viscide al tatto. Le uova fertili invece risultano essere piuttosto bianche e non viscide. Un buon metodo per provare se un uovo sia fertile o meno, è chiamato speratura: esso consiste nell’avvicinare all’uovo una lampada a led illuminandone l’interno, se l’uovo è fertile allora saranno visibili dei vasi capillari, che servono allo zigote per svilupparsi. (vedi foto sulla destra)


Se sono presenti degli slugs tra le uova deposte, è possibile rimuoverle dal gruppo staccandole facendo molta attenzione. Noi consigliamo sempre di incubarle comunque, e solo successivamente quando formeranno muffa o si sgonfieranno, le butterete con la certezza che non sarebbe nato nulla.

 

 

 

 

 

 

Incubazione delle uova: Il contenitore nel quale andremo ad incubare le uova, dopo averle tolte da quello di deposizione, deve essere mantenuto ad una temperatura di 27/28,5 °C costanti, e ad un’umidità del 90%.
Come substrato delle uova in incubazione è possibile usare due dita di vermiculite, perlite, o del fondo vivo per acquari, facendo attenzione al valore dell’umidità che deve rimanere al 90%. Una cosa alla quale prestare particolare attenzione è la condensa che si forma sul coperchio del contenitore: non deve essere troppa da formare gocce e cadere sulle uova bagnandole, per questo motivo è opportuno regolare le prese d’aria del contenitore in modo da evitare che ciò accada.

L’incubatrice può essere costruita utilizzando uno scatolo di polistirolo (quelli dove arrivano i pesci in acquariologia per intenderci): sistemando sul fondo di quest’ultimo un cavo o una piastra riscaldante che collegheremo ad un termostato. E' opportuno che la sonda del termostato sia posizionata all’interno del contenitore delle uova.

Se saremo stati bravi dopo circa 50/60 giorni, dovrebbe iniziare la schiusa delle uova. I nascituri possono impiegare fino a 24 ore per uscire dall’uovo. Fate in modo che escano da soli, in quanto con il nostro intervento potremmo arrecare danni ai piccoli, i quali hanno bisogno di tempo e tranquillità.

 

Inappetenza: può capitare che alcuni dei nuovi nati siano inappetenti. In questo caso, ci sono vari rimedi per convincere i piccoli a mangiare.

- evitare di maneggiare/infastidire il piccolo per 5-6 giorni per farlo ambientare al meglio e poi provare di nuovo a alimentarlo.

- aspettate che sia buio, aprite terrario e mettete un pinkie tiepido fuori dalla tana in cui si trova il serpente. Chiudete il terrario e andate via. Controllate dopo circa un’ora, se il pasto non è avvenuto lasciateli insieme tutta la notte e ricontrollate la mattina dopo.

-prendete una piccola scatola, (quella in plastica dei formaggini per intenderci) e metteteci dentro, insieme, pinkie e serpente. Lasciateli chiusi nella scatolina (possibilmente nel terrario) per tutta la notte.

Se ancora non avesse mangiato, riprovate questi due rimedi bucando la testa del pinkie con uno spillo, facendo fuoriuscire della materia grigia (l’odore di quest’ultima scatena nel serpente l’istinto predatorio).
Se questi rimedi non funzionano, allora si può provare con una preda viva.

Un baby inappetente sopravvive per oltre un mese senza mangiare, quindi è opportuno tentare pazientemente ognuno dei rimedi elencati in precedenza, prima di fare ricorso ad un’alimentazione forzata in quanto quest’ultima è una pratica estremamente traumatica per il serpente e se non effettuata a dovere, da una persona esperta, può causare seri danni all’animale. Se i piccoli dovessero risultare particolarmente debilitati, è opportuno contattare un veterinario.

 

Patologie frequenti: Quello che più frequentemente colpisce i Pantherophis guttatus sono le parassitosi ( i parassiti possono essere sia interni che esterni). E’ buona abitudine far eseguire ad un veterinario accurati esami delle feci ogni qualvolta si noti un comportamento strano o quando si acquista un nuovo esemplare. Per far si che le feci siano in uno stato ottimale per l’analisi è opportuno tenere il serpente su un substrato “sterile” (consiglierei della normale carta assorbente, la quale non contamina le feci.


Acari: Quando la parassitosi è dovuta ad acari, il fastidio di questi parassiti spinge il serpente a stare immerso per lunghi periodi di tempo nella ciotola dell’acqua. Se viene notato questo comportamento, è opportuno controllare in maniera minuziosa le squame del nostro serpente, prestando attenzione a zone come la bocca, occhi, la cloaca e il mento. Questi parassiti si presentano come puntini neri, visibili ad occhio nudo, che si muovono.
In questo caso è consigliabile contattare un veterinario e chiedere il dosaggio di un eventuale antiparassitario.

Pessima muta: Quando in nostro serpente effettua una “pessima muta” bisogna per prima cosa alzare il tasso di umidità all’interno del terrario vaporizzando frequentemente, o spostando la ciotola d’acqua sulla zona calda. Se ci sono brandelli di muta attaccati al corpo preparate una vaschetta con 4 dita di acqua tiepida e mettete il serpente a “mollo” per qualche minuto, tenendolo sempre a vista. Una volta eseguita questa operazione si può provate a rimuovere delicatamente la muta ancora attaccata con le dita, nel senso delle squame. Se non funziona, lasciate ancora a “mollo” il serpente fino a quando la rimozione risulta semplice. Non strappate via la pelle resistente per nessun motivo, o potreste strappare via anche delle squame.

Convivenza tra due esemplari: Va assolutamente evitata in quanto, anche se in maniera sporadica, sono stati documentati fenomeni di cannibalismo. Inoltre si incorrerebbe nel reale rischio di trasmissioni reciproche di patologie e parassitosi.
Se si tratta di esemplari di sessi diversi, il rischio serio è che si accoppino precocemente (assolutamente da evitare) in quanto la femmina potrebbe non essere abbastanza grande (250g) da riuscire ad espellere le uova nella fase della deposizione, e andare incontro a distocia (una mancata espulsione delle uova,che se non risolta,porta alla morte il serpente).

Quarantena: I nuovi esemplari devono assolutamente e tassativamente essere sottoposti ad un periodo di quarantena; di circa 40 giorni durante i quali saranno tenuti in un terrario con carta assorbente come fondo e lontano da altri esemplari già posseduti. In questo periodo è opportuno accertarsi che non siano affetti da patologie e parassitosi che possono essere trasmesse agli altri animali.



AD OGNI MODO: Qualsiasi fenomeno di Inappetenza continua, strano atteggiamento dei movimenti e del capo, rigonfiamenti corpo, respiro rumoroso, non sono da ritenersi buoni segni e devono essere riferiti repentinamente ad un veterinario.

 
   

Gennaro Frascogna & Valerio Elefante